Vino da Burde
Degustazioni, notizie e approfondimenti dal vino italiano, internazionale con focus sullo Champagne condotti e redatti da Andrea Gori
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- Sep 19, 2026
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Pigato Senza Tempo 2011, Rocche del Gatto, imbottigliato nel 2019 (opens the original)
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Senza Tempo. Il nome da solo dice tutto, soprattutto a chi col tempo litiga ogni giorno. Nel 2011 Fausto vinifica questo Pigato, capisce che l'annata è fuori scala, fa le sue tre settimane di macerazione e lo mette in vasca per tenere insieme il frutto e la parte più fragile del vino. Poi non lo imbottiglia. Lo assaggia l'anno dopo, e quello dopo ancora, e ogni volta arriva alla stessa conclusione: questo vino ha un futuro davanti, chiuderlo adesso sarebbe sbagliato. Col vino ci parlava, lettera
Macajolo 2022 e 2006 Vini Liberi Ormeasco Rocche del Gatto (opens the original)
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Il Macaiolo è Ormeasco, cioè dolcetto sceso dal Piemonte e diventato ligure. Dalla stessa uva esce anche lo Sciac-trà, rosato che ogni tanto viene scambiato per lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, altra storia. Il nome viene dalla macaia, lo scirocco appiccicoso che cala sulla costa e mette addosso ai liguri quella malinconia che ha cantato Paolo Conte. Nel 2022 il frutto al centro è quello del dolcetto: ciliegia, bosco, niente di vertiginoso. La complessità arriva da fuori, dalla macchia. Entra
Pigato 2017, Rocche del Gatto, Riviera Ligure di Ponente. (opens the original)
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Il Pigato 2017 si presenta con un colore che dichiara subito l'ossidazione e l'evoluzione. Contano l'annata, contano i cinque anni in più di bottiglia, conta soprattutto il modo di lavorare. Il nome viene dai puntini sulla buccia dell'acino. Chi lo accosta al Vermentino sbaglia parentela: il Vermentino resta più fresco, più acido, semiaromatico, con l'agrume maturo in mezzo. Il Pigato ha in mezzo la macchia ligure. Salvia, rosmarino, camomilla, ginestra, fiori bianchi, e poi il salmastro, con il
Vermentino 2022, Rocche del Gatto riviera ligure di ponente (opens the original)
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Il lavoro più grosso che faceva Fausto, che fa chi lavora in questo modo, è in bocca: restituire un vino quasi masticabile. Un Vermentino normale lo immaginiamo sulla pasta al pesto. Questo quasi non ha bisogno di abbinamento. Lo abbiniamo, certo, però è già compiuto in sé. Al di là dell'estratto secco, che è sicuramente elevato, quello che conta è la sapidità: qualche nota iodata, qualche nota di ostrica, una spinta marina che prosegue, e in finale una nota salina che non resta fine a se stessa
Vita e vini di Fausto de Andreis a le Rocche del Gatto (opens the original)
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Vi racconto i vini e la storia di Fausto De Andreis, mio amico, di Albenga. Lui è un ingegnere elettronico con la passione della meccanica, va a lavorare in Olivetti e nell'82 torna in Liguria, perché gli mancava quella maledetta puzza della Liguria. Me lo diceva sempre così. La famiglia faceva vino da quarant'anni, il papà aveva una piccola vigna, lui ne affitta altre. E qui ha l'intuizione. Siamo a metà degli anni Ottanta, in Liguria e in quasi tutta Italia i bianchi si facevano con fermentazi
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